Gioirono al vedere il Signore

fra Reoland Marku

di fra Pier Giorgio Taneburgo

Che giorno speciale è stato il 2 aprile! Ricordavamo tutti il transito del santo Papa Giovanni Paolo II. Abbiamo circondato di preghiere e di presenze fraterne il nostro fra Reoland della famiglia Marku, da Nenshat. Si tratta di un frate albanese del primo anno di Teologia, presso lo Studentato teologico di Bari S. Fara. È giunto finalmente il giorno dei suoi voti perpetui ovvero la consacrazione definitiva di sé al Signore nella fraternità dei minori cappuccini.

Per l’occasione sono arrivati molti altri fratelli da Bari e dal Salento, in nave e in aereo, assicurandogli il sostegno del loro affetto. Frati e parenti venuti anche da Londra, Bielorussia, Polonia e Germania. Un frutto ben maturo - si può dire - della presenza cappuccina nel nord dell’Albania. Infatti, fra Reoland ha 34 anni e, dopo le tappe di Scutari, Giffoni, Morano Calabro e Campobasso, ora sta studiando per diventare sacerdote. Gli arrivi sono stati scaglionati e la sistemazione è avvenuta nei conventi di Nenshat, Scutari e nella comunità dei frati carmelitani scalzi ovvero l’ospedaletto di Nenshat.

La sera di giovedì 31 marzo abbiamo vissuto una veglia di preghiera, riflettendo su Gesù vite e noi tralci innestati in lui. Il sabato pomeriggio coincideva con i Primi vespri della domenica della Divina Misericordia, seconda del tempo di Pasqua. In questo lembo dei Balcani c’è ancora molto bisogno di vedere all’opera lo Spirito santo, operatore di riconciliazione fra gli uomini e con Dio. L’anno giubilare della misericordia assume valenze anche più profonde e sentite di quanto avviene altrove. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da P. Sergio La Forgia, per diciotto anni missionario in Albania. Il Ministro provinciale, fra Alfredo Marchello, ha tenuto una meravigliosa omelia e ha accolto i voti di fra Landi.

Il Vangelo del giorno era tratto dal cap. 20 di san Giovanni, ossia l’apparizione di Cristo risorto la sera di Pasqua, la manifestazione a Tommaso dopo otto giorni, la sua incredulità, la fede: «Mio Signore e mio Dio!». Quelli che hanno conosciuto Gesù sentono una grande, profonda gioia nei loro cuori. Però la beatitudine dei fedeli che non hanno visto con gli occhi del corpo si propaga in ogni angolo della Terra. Chi ha sofferto o sta soffrendo, anche i martiri che hanno dato la vita in Albania, in tanti sperimentano la freschezza di un’acqua viva, che solamente il Signore è in grado di dispensare. Al vedere lui i discepoli gioirono e ancor oggi sono consolati dalla sua vicinanza.

Per tutti quelli che hanno preso parte alla festa, specie chi è giunto apposta da tanto lontano, valgono le considerazioni di Elvira Dones. Nel suo romanzo «Senza bagagli» (2011) scrive: «Anche il più attento e il più premuroso di loro, degli occidentali, non avrebbe mai capito per intero l’assurda sofferenza di un popolo che viveva lì, vicinissimo a loro, tre milioni di persone per vedere le quali (e, chissà, capire) bastava solcare poche miglia di mare».

Grazie, fratello Rolando, perché con la tua offerta totale ci hai donato la possibilità di riflettere, toccare di nuovo con mano la fede dei tuoi nonni e dei tuoi genitori. Che Iddio misericordioso e san Francesco ti rendano strumento di pace e di bene per il tuo popolo! Amen, alleluia!