Segretariato Missioni Estere Cappuccini Puglia Onlus

La santificazione dei sacerdoti: un obiettivo universale

A Scutari un incontro dell’intera Chiesa che vive ed evangelizza in Albania

Il giorno 11 giugno 2015 si è tenuto un importante raduno di tutti i vescovi e i sacerdoti che vivono e lavorano in Albania. In occasione della solennità del Sacro Cuore di Gesù, presso il Villaggio della Pace, sulla collina di Tarabosh (Scutari), c’è stato un momento di riflessione, preghiera e fraternità. Da ogni comunità cristiana, con normali eccezioni e assenze giustificate, i ministri ordinati si sono mossi, in tempo per cominciare a sentire una riflessione offerta dal Vescovo ausiliare di Tirana-Durazzo, mons. George Anthony Frendo, frate maltese dell’Ordine dei Predicatori. Egli ha inteso offrire le linee portanti della spiritualità sacerdotale, spiegando cosa il sacerdote è chiamato ad essere e a fare, cosa invece non dovrebbe accompagnare la sua vocazione e il suo servizio.

Ha tenuto presente soprattutto il discorso donato da papa Francesco ai sacerdoti e religiosi nella cattedrale di Napoli, sabato 21 marzo di quest’anno in corso. Ma naturalmente il retroterra che ha preso in considerazione ed evidenziato per tutti è stata l’esortazione Evangelii nuntiandi del 1975, scritta da papa Paolo VI, e le espressioni profonde più volte sulle labbra di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quanta ricchezza e quanta varietà di dottrina nel Magistero degli ultimi papi!

Se i sacerdoti tenderanno alla santità, come abbiamo compreso meglio nell’Anno sacerdotale e grazie agli esempi di figure straordinarie come san Giovanni Maria Vianney, sarà santo anche il popolo dei fedeli affidato alle loro cure. La responsabilità evidentemente è grande e si tratta di contagiarci tutti nel bene e nella verità, nella ricerca della porta stretta, attraverso cui poter imboccare la strada che va in Cielo. Siamo sempre in vista della porta meravigliosa del Cielo!

Nel tempo seguente alla meditazione ci siamo interrogati e confrontati grazie a domande, risonanze e interventi tenuti in aula dai presenti. Si parlava sia in albanese sia in italiano, ma la provenienza del clero che attualmente si trova in Albania è estremamente varia. Ho incontrato, ad esempio, un sacerdote missionario dall’Olanda, alcuni dal Kosovo, tanti dall’Italia, altri dall’isola di Malta e naturalmente diversi nativi albanesi. Le diocesi italiane si distinguono ancor oggi nel regalare forze alla missione. Così avviene per diverse famiglie religiose: frati minori, tra cui alcuni del Veneto, di Taranto, Calabria e Sicilia; noi minori cappuccini di Puglia, Lucania e Germania; i minori conventuali dalla Repubblica slovacca, gli orionini, i dehoniani e altri. Ha fatto da moderatore mons. Cristoforo Palmieri, vescovo di Rrëshen da dieci anni, religioso vincenziano nativo di Bitonto (BA).

Nella pausa ci siamo goduti un bel caffè e un po’ di fresco nel parco del Villaggio della Pace, da cui si ha una visuale molto particolare sul fiume Buna e il vecchio ponte di legno, la collina del castello di Rozafa e le case dei magjip. Recentemente si è inserita nel panorama anche una piccola moschea con un alto minareto, quasi a voler ricordare la storia dell’islam imposto per secoli dai Turchi agli Albanesi. Alcuni sacerdoti si sono coinvolti nella mattinata di ritiro, pur essendo solamente di passaggio, ospiti per alcuni giorni nel territorio di qualche parrocchia. Così è successo al nostro mons. Giuseppe de Candia, del clero della diocesi di Molfetta, che ha ricordato ai presenti la sua esperienza al fianco di due sacerdoti santi, don Ambrogio Grittani e il vescovo francescano, don Tonino Bello. Sulla scorta di quella duplice situazione di vita condivisa, ha spiegato come la santità sia anzitutto frutto di una relazione di pace ed empatia. Sulla parete di fondo del teatro un riferimento esplicito alla beatitudine di Matteo 5,8: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

Nella memoria di san Barnaba, missionario della primissima ora e amico vero di Paolo, ha presieduto la celebrazione eucaristica mons. Angelo Massafra, presidente della Conferenza episcopale albanese. Durante l’omelia, tra le altre cose, ha detto: «Spesso si pensa che amare sia la cosa più difficile; in realtà la cosa più difficile del mondo è lasciarsi amare; è permettere all’altro di entrare nella mia vita; è permettere all’altro di amarmi così come sa fare e non come vorrei io; è mettere la propria vita nelle mani dell’altro con una fiducia infinita. Ma se questo è difficile tra gli esseri umani perché fallibili, figuriamoci con Dio che non vediamo e non sentiamo e il cui abbraccio è difficile da percepire secondo le esigenze della nostra umanità!».

E ha poi continuato analizzando il contenuto di tre verbi legati alla spiritualità sacerdotale: vedere ovvero fare esperienza dell’amore divino; testimoniare, soprattutto a noi stessi, nella verità di un incontro quotidiano col Signore; accogliere in riferimento all’amore eterno di Dio.
Anche papa Francesco ha tenuto una coinvolgente omelia nel venerdì del Sacro Cuore di Gesù, a San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, celebrando per i partecipanti al III ritiro mondiale dei sacerdoti. Qualche suo pensiero, a commento del cap. 11 della profezia di Osea:
«Questa è la nostra storia, almeno è la mia storia. Ciascuno di noi può leggere qui la propria storia. “Dimmi, come ti posso abbandonare ora? Come ti posso consegnare al nemico?”. Nei momenti in cui abbiamo paura, nei momenti in cui abbiamo insicurezza, Lui ci dice: “Se ho fatto tutto questo per te, come puoi pensare che ti lasci solo, che ti possa abbandonare?”.

Sulle coste della Libia, i ventitré martiri copti erano sicuri che Dio non li avrebbe abbandonati. E si sono fatti decapitare pronunciando il nome di Gesù! Sapevano che Dio, mentre tagliavano loro la testa, non li avrebbe abbandonati. “Come ti posso trattare come nemico? Il mio cuore si commuove dentro di me e si accende tutta la mia tenerezza”. La tenerezza di Dio si accende, questa calda tenerezza: è l’Unico capace di una calda tenerezza. Non darò libero sfogo all’ira per i peccati che esistono, per tutte queste incomprensioni, per il fatto di adorare idoli. Perché io sono Dio, sono il Santo in mezzo a te. È una dichiarazione di amore di un padre a suo figlio. E a ciascuno di noi.
Quante volte penso che abbiamo paura della tenerezza di Dio e per il fatto che abbiamo paura della tenerezza di Dio, non lasciamo che essa si sperimenti in noi stessi. E per questo tante volte siamo duri, severi, castigatori… Siamo pastori senza tenerezza». Parole molto forti per i sacerdoti di ogni cultura e Paese, dove la Chiesa cattolica ha messo radici.

La conclusione dell’incontro si è tenuta nel refettorio del Villaggio della Pace e si è trattato di un pranzo offerto a tutti dall’arcivescovo di Scutari-Pult. La fraternità scambiata a tavola è sempre premessa ideale per futuri incontri. Ci hanno invitato a visitare le comunità cristiane dell’estremo nord, verso il posto di confine col Montenegro chiamato Hani i Hotit. La nuova avventura albanese è appena iniziata. Ci sono premesse buone per costruire ponti, raccontare la gioia del Vangelo insieme con la proposta semplice di vita francescana.

fra Pier Giorgio Taneburgo

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