Segretariato Missioni Estere Cappuccini Puglia Onlus

Grazie Albania!

Grazie Albania!

Con l’energia della Pasqua nella terra dei martiri

Matteo Cannarozzi de Grazia

Io e mia moglie Grazia, con un piacevole gruppo di amici pugliesi, abbiamo avuto la gioia di condividere l’Ottava di Pasqua in Albania con i frati minori cappuccini di Puglia della missione di Tarabosh (Scutari), in particolare con fra Pier Giorgio Taneburgo, vero angelo custode per tutto il pellegrinaggio.
I legami con il mondo francescano, grazie a mio zio P. Luca da Vico del Gargano, primo Guardiano del convento di Pietrelcina, deceduto in giovane età, e alla devozione per la Madonna del Buon Consiglio, Patrona dell’Albania, venerata nella mia chiesetta di San Nicola a Vico del Gargano, mi hanno fatto subito rispondere affermativamente alla chiamata, più che all’invito di fra Pier Giorgio, conosciuto ai piedi dell’amata Aquerò a Lourdes.

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Solo l’amore trasforma

Una mamma missionaria con la sua famiglia, tornati dall’ultima esperienza albanese
di Marina Carone

Perché ogni anno scegliamo l’Albania? Difficile spiegarlo a chi ci conosce poco ed ignora il nostro stile di vita quotidiano.
Sembra una scelta fuori di testa, avventata, insolita. Oppure una vacanza simile a tante altre. Invece scegliere l’Albania - per noi - significa scegliere Gesù. La missione è il carisma che Egli ha consegnato alla nostra famiglia e che ci offre come strumento prezioso per renderci cristiani migliori, coraggiosi nell’amare.

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Semi di fraternità OFS a Nenshat e Hajmel

Ordine Francescano Secolare

Sono appena rientrata dall’Albania insieme a Vinicio Russo consigliere regionale dell'Ordine Francescano Secolare, Brigida sua moglie (OFS Lecce), Loredana Marsigliante (OFS Alessano) e la famiglia Gramegna composta da Andrea e Marika (OFS Lecce) e dalle loro figliole Emanuela e Chiara, dopo aver trascorso una intensa settimana per una esperienza missionaria nei villaggi di Nenshat e Hajmel. Siamo partiti il 17 agosto insieme a fra Massimo Tatullo, assistente regionale OFS, dall’aeroporto di Brindisi

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Un'esperienza di Fede e di Amore

Don Vito Castiglione circondato dai bambini

Le motivazioni che mi hanno spinto a fare per la seconda volta tra luglio e agosto, e per un mese, un’esperienza in terra mozambicana sono diverse: innanzitutto la mia personale vicinanza alla vita della fraternità cappuccina missionaria, ed in particolare al mio parente-zio P. Leone Innamorato da quasi cinquant’anni nella Zambezia; poi nel mio quindicesimo anno di consacrazione sacerdotale era giusto e doveroso - citando papa Francesco - “dedicare un po’di tempo per recuperare la serena armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore, che vive tra di noi e in ciò che ci circonda, e la cui presenza non deve essere costruita, ma scoperta e svelata” (Francesco Lett. Enc. Laudato Si’, 225).

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Il viaggio del cuore

Carissimo fra Antonio sono felice di aver potuto condividere il viaggio in Mozambico che oramai volge al termine, sono un viaggiatore fai da te, negli anni ho visitato diversi luoghi per la mia sete di scoperta delle abitudini, cultura e usi degli altri popoli lontani dal mio territorio in cui vivo. Devo confessanti che questo viaggio mi ha dato la possibilità, più degli altri, di vivere intensamente il quotidiano , come posso dimenticare i villaggi sperduti nelle foreste lontani anni luce dalle pseudo civiltà, e il popolo Mozambicano, che in queste terre lontane vive un rapporto così intenso con la natura " madre terra", dove la giornata tipo è scandita solo dal sorgere del sole sino al suo tramonto, dove i nascituri se va bene nascono su delle foglie di banano per poi essere allevati tra cielo e terra.

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La nostra Albania - Shqipëria ynë

Luoghi, volti, colori che resteranno per sempre impressi nella mia memoria … e poi tanti, tanti chilometri in sella alle nostre moto. Non mi interessa scrivere un “diario di bordo”, ma farvi partecipi del condensato di emozioni che hanno reso unici questi quattro giorni dedicati alla scoperta di quell’«altro» che fin lì mi era arrivato solo e sempre per interposta persona. Quattro giorni che hanno sconfitto le nostre bizzarrie quotidiane, i nostri vuoti, le nostre “tare” e che ti congedano, mentre esci, per la seconda volta, da quel traghetto con un laconico: “E allora? Hai capito cosa è veramente importante? Vedi tu cosa devi fare,…”.
«Cosa vuoi che io faccia Signore?».

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